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Arte di Tomoko

L’Amazonia di Tomoko Fait può essere letta meno come una rappresentazione letterale della foresta pluviale sudamericana e più come una cartografia immaginativa della psiche, evocando ciò che C. G. Jung descriveva come il paesaggio interiore.

Il dipinto non presenta l’Amazzonia come un territorio geografico, ma come una foresta archetipica, un’immagine dell’inconscio al tempo stesso caotica, fertile e rigenerativa. La densa stratificazione delle forme, i motivi organici intrecciati e i vivaci contrasti cromatici suggeriscono l’inesauribile vitalità dell’inconscio, la sua “inesauribile profusione di immagini” (Jung, 1968/1981, p. 46).

Al centro della composizione si percepisce un fiore mandalico, che irradia come un nucleo in mezzo al tumulto visivo circostante. Nella psicologia junghiana, il fiore funziona come simbolo universale di crescita psichica e individuazione. Jung (1959/1968) osserva che mandala e motivi floreali emergono spesso spontaneamente nei sogni e nelle opere d’arte come simboli del Sé, rappresentando la totalità che trascende la coscienza dell’Io (pp. 334–335).

Si può dunque interpretare il fiore centrale in Amazonia come una rappresentazione del centro psichico, il “simbolo guida interiore” che orienta il soggetto all’interno del labirinto del materiale inconscio (Jung, 1959/1968, p. 356).

Le immagini circostanti, intricate, multilivello e ricche di forme organiche mutevoli, possono essere associate a ciò che Jung (1959/1968) definiva la prima materia, il substrato caotico della vita psichica da cui sorgono trasformazione e rinnovamento (pp. 170–172). Le trame fluenti evocano abbondanza vegetale ma anche complessità psichica, oscillando tra ordine e disordine. Questa dualità riflette la natura ambivalente dell’inconscio, al tempo stesso minacciosa (la “foresta oscura”) e creativa (la “fonte di rinnovamento”) (Jung, 1967/1989, p. 113).

L’uso di colori vivaci, quasi allucinatori, può essere ulteriormente compreso in relazione alla nozione di arte visionaria, che, come sosteneva Jung, spesso accede agli archetipi collettivi e agli strati simbolici al di là dell’inconscio personale (Jung, 1930/1966, pp. 86–87). La densità psichedelica di Amazonia riecheggia questa dimensione visionaria, suggerendo il tentativo dell’artista di rendere la foresta psichica come uno spazio liminale tra caos e ordine, frammentazione e integrazione.

In termini psicoanalitici, il fiore centrale richiama anche la nozione freudiana di condensazione, in cui diversi contenuti psichici vengono simbolicamente concentrati in un’unica immagine (Freud, 1900/1953, p. 312). Il fiore diventa il punto di condensazione delle energie inconsce del dipinto, al tempo stesso fragile e radiante, minacciato e sostenuto dalla foresta circostante.

Così, l’Amazonia di Tomoko Fait funziona come un’immagine psico-simbolica: una foresta psichica che mette in scena la dialettica tra caos e centro, proliferazione inconscia e integrazione simbolica. Invita lo spettatore a un viaggio interiore parallelo a ciò che Jung descriveva come il processo di individuazione, in cui si affronta l’inconscio selvaggio e fertile per trovare il fiore, il centro che guida la totalità psichica.

In questa serie di cinque opere, considero Tomoko Fait un’artista visionaria, le cui immagini di tipo mandalico emergono attraverso una pratica meditativa e la risonanza affettiva del suo inconscio. I simboli che affiorano nei suoi dipinti possono essere letti come espressioni archetipiche, generate attraverso un dialogo interiore con il Sé e articolate in trame stratificate e armonie cromatiche che evocano processi di individuazione e integrazione psichica.

Il Dr. Louis Laganà PhD (Lough) è un accademico, curatore e artista praticante. Tiene lezioni su arte e psicoanalisi e arte per la salute e il benessere.