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Arte di Tomoko

Rêve dons l’Europe di Tomoko Fait presenta un campo vivido di forme dinamiche e intrecciate che suggeriscono paesaggi sia cosmici che psichici. Il dipinto è dominato da un motivo circolare centrale, simile a un occhio, un mandala o un vortice, circondato da motivi radianti di rossi, gialli e neri fiammeggianti. Questa circolarità si ripete in tutta l’opera, con formazioni spiraliformi e concentriche che proliferano sulla superficie, producendo un ritmo ipnotico che evoca il simbolo archetipico del mandala come rappresentazione della totalità psichica e dell’integrazione (Jung, 1959/1968, pp. 646–657).

Nel quadrante inferiore destro emerge un volto pallido e sereno, con gli occhi chiusi, come in sogno o in trance. Questo volto funziona simbolicamente come personificazione della psiche inconscia, sospesa nell’energia pulsante dei motivi circostanti. Esso suggerisce un abbandono al flusso delle forze inconsce, incarnando lo stato onirico implicato dal titolo dell’opera (Rêve, “sogno”). La collocazione del volto in una posizione periferica ma prominente indica sia la presenza sia la latenza del sé all’interno del vasto territorio inconscio.

La superficie del dipinto è satura di micropatterns: vortici, spirali, agglomerati cellulari che ricordano sia forme naturali (nebulose cosmiche, crescite organiche) sia immagini visionarie o psichedeliche. Queste proliferazioni riflettono il processo di immaginazione attiva della psicologia junghiana, in cui simboli spontanei emergono dall’inconscio senza controllo razionale (Jung, 1959/1968, pp. 358–400). Il processo artistico di Tomoko Fait permette all’immagine di svilupparsi spontaneamente, in linea con l’enfasi junghiana sull’arte come mezzo di individuazione psichica, in cui motivi simbolici rivelano strati archetipici più profondi della psiche.

I simboli circolari ricorrenti nell’opera possono essere letti come rappresentazioni archetipiche del Sé, il principio centrale ordinatore della psiche. La loro molteplicità, tuttavia, resiste alla chiusura, suggerendo il flusso continuo dell’energia psichica e l’impossibilità di una sintesi finale. Il contrasto tra caos (le trame frammentate e intensamente dettagliate) e ordine (i cerchi mandalici) mette in scena la dialettica tra mente cosciente e inconscia, una tensione essenziale per il processo di individuazione (Samuels, Shorter & Plaut, 1986, pp. 76–80).

L’uso di campi cromatici intensi — rosso, blu, viola, verde — richiama le associazioni simboliche dell’immaginario alchemico, che Jung considerava metafore della trasformazione psichica. I rossi e i gialli fiammeggianti attorno al cerchio centrale possono suggerire la rubedo, ovvero la fase di integrazione, mentre le zone oscure della periferia risuonano con la nigredo, il confronto con l’ombra inconscia (Jung, 1963, pp. 118–125; 759–766).

Così, Rêve dons l’Europe può essere interpretato come una cartografia psichica, che mappa l’interazione delle energie archetipiche nell’inconscio. Il volto sereno ancora lo spettatore in questo campo caleidoscopico, fungendo da richiamo alla presenza del soggetto umano che naviga l’immensità dell’esperienza psichica.

Riferimenti

Jung, C. G. (1959/1968). Gli archetipi e l’inconscio collettivo(Opere, Vol. 9, Parte 1). Princeton University Press.

Jung, C. G. (1963). Mysterium Coniunctionis (Opere, Vol. 14). Princeton University Press.

Samuels, A., Shorter, B., & Plaut, F. (1986). Dizionario critico di analisi junghiana. Routledge.

Il Dr. Louis Laganà PhD (Lough) è un accademico, curatore e artista praticante. Tiene lezioni su arte e psicoanalisi e arte per la salute e il benessere.