L’Il Settimo Giorno di Tomoko Fait presenta un’esplorazione sorprendente della circolarità e della profondità, in cui le forme concentriche sembrano ripiegarsi l’una nell’altra, producendo un effetto vorticoso che trascina lo spettatore verso il suo centro. Attraverso la ripetizione di cerchi dentro cerchi, l’artista ottiene l’illusione di un cilindro tubolare che si restringe progressivamente fino a terminare in un piccolo ma intenso nucleo rosso. Questo meccanismo ottico colloca l’opera in dialogo con l’Op Art, il movimento della metà del Novecento rappresentato da figure come Victor Vasarely e Bridget Riley, che miravano ad attivare la percezione attraverso ritmo, vibrazione e instabilità retinica (Livingston, 1999, pp. 23–25). Come i campi cinetici di Riley o le distorsioni geometriche di Vasarely, il dipinto di Fait destabilizza superficie e profondità, invitando a un’esperienza percettiva che oscilla tra immersione e distacco.
Il titolo, Il Settimo Giorno, introduce un ulteriore livello ermeneutico. Nella cosmologia giudeo-cristiana, il settimo giorno segna il riposo divino, il compimento della creazione (Genesi 2:2). La struttura visiva dei cerchi che collassano verso un nucleo centrale può quindi simboleggiare sia compimento che trascendenza. La forma concentrica stessa risuona fortemente con la psicologia junghiana, in particolare con l’archetipo del mandala, che Jung descrisse come rappresentazione simbolica della totalità psichica e del Sé (Jung, 1959/1968, pp. 355–357). Jung osservò che forme circolari e spiraliformi emergono nei momenti di transizione psichica, incarnando il processo di individuazione, in cui elementi disparati della personalità vengono integrati. Il vortice nel dipinto di Fait potrebbe dunque essere compreso come una metafora visiva della centratura psichica, con il nucleo rosso che funziona come una coniunctio simbolica: un’unione degli opposti e un punto vitale di energia attorno al quale si orienta la psiche (Jung, 1963/1989, pp. 395–399).
In questo contesto, l’illusione ottica non è mero gioco percettivo, ma assume una carica psicologica: l’attrazione verso il centro riecheggia il movimento teleologico della psiche verso integrazione ed equilibrio. Il “settimo giorno” può quindi essere interpretato sia come quiete teologica sia come quiete psicologica: il culmine dell’attività, un riposo simbolico in cui si raggiunge l’unità. Combinando il dinamismo percettivo dell’Op Art con il simbolismo archetipico del mandala, Fait colloca Il Settimo Giorno in un campo che unisce innovazione storico-artistica e immagini psichiche senza tempo, producendo un’opera che risuona simultaneamente a livello ottico, simbolico ed esistenziale.
Il Dr. Louis Laganà PhD (Lough) è un accademico, curatore e artista praticante. Tiene lezioni su arte e psicoanalisi e arte per la salute e il benessere.
